Sul virus abbiamo smesso di scherzare

Orsetta Bellani, Edizioni All Around (Foto: O.B.)

Da un po’ di tempo non sentivo Luigi, un amico di Milano, quando ho ricevuto il suo messaggio vocale. Era il 28 febbraio ed ero in Messico, dove vivo. Luigi mi raccontava che negli aerei in cui fa lo steward non c’erano quasi più passeggeri e che l’ipocondria di suo marito era peggiorata, ora che era “legittimata dallo Stato”. Si lamentava della “psicosi totale per il corona virus” e della chiusura del bar dove si faceva la sua birretta serale. La settimana dopo le restrizioni si sono allentate, e Luigi e i suoi amici hanno celebrato un “aperi-virus”. Ho riso tantissimo.

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