La Coca Cola si beve il Chiapas

Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica (Foto: O.B.)

Il j’iloletic, sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche.

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Messico, pandemia e popoli indigeni. Tra quarantene collettive e processioni religiose

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: Isabel Mateos)

Romario Guzmán Montejo si inginocchia e cade sulla strada. Avvicina la mano destra al petto per cercare il dolore che improvvisamente gli ha tolto l’aria; scoprirà che una pallottola della Polizia Municipale di Yajalón gli ha penetrato i polmoni fino a toccargli una vertebra, e che forse non potrà mai più camminare. Romario è frastornato dalle grida, dagli spari, dal sangue che poco a poco colora la sua maglietta. In Chiapas il coronavirus non ha causato solo malati, ma anche feriti da arma da fuoco.

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Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia

Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: Isabel Mateos)

Il dottor Joel Heredia guida sulla strada che dalla città di Ocosingo, nello Stato meridionale del Chiapas, in Messico, porta al villaggio di Las Tazas, nel cuore della Selva Lacandona. Porta una mascherina e ha il bagagliaio pieno di brochure sul nuovo Coronavirus che Sadec (Salud y desarrollo comunitario), la ong che ha fondato, ha preparato per i promotores de salud, zapatiste e zapatisti che curano con le erbe e con la medicina occidentale.

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Sul virus abbiamo smesso di scherzare

Orsetta Bellani, Edizioni All Around (Foto: O.B.)

Da un po’ di tempo non sentivo Luigi, un amico di Milano, quando ho ricevuto il suo messaggio vocale. Era il 28 febbraio ed ero in Messico, dove vivo. Luigi mi raccontava che negli aerei in cui fa lo steward non c’erano quasi più passeggeri e che l’ipocondria di suo marito era peggiorata, ora che era “legittimata dallo Stato”. Si lamentava della “psicosi totale per il corona virus” e della chiusura del bar dove si faceva la sua birretta serale. La settimana dopo le restrizioni si sono allentate, e Luigi e i suoi amici hanno celebrato un “aperi-virus”. Ho riso tantissimo.

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Le FARC dopo le armi

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia-Ejército del Pueblo (FARC-EP) dopo aver firmato gli accordi di pace con il governo colombiano e aver consegnato le armi all’ONU.

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“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”

Orsetta Bellani, Il Fatto Quotidiano (Foto: O.B.)

“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico.

La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono stati sequestrati, mentre viaggiavano in autobus, dalla Polizia Municipale e dall’organizzazione criminale Guerreros Unidos, che poi avrebbe bruciato i loro cadaveri nella discarica della città di Cocula.

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