Sul virus abbiamo smesso di scherzare

Orsetta Bellani, Edizioni All Around (Foto: O.B.)

Da un po’ di tempo non sentivo Luigi, un amico di Milano, quando ho ricevuto il suo messaggio vocale. Era il 28 febbraio ed ero in Messico, dove vivo. Luigi mi raccontava che negli aerei in cui fa lo steward non c’erano quasi più passeggeri e che l’ipocondria di suo marito era peggiorata, ora che era “legittimata dallo Stato”. Si lamentava della “psicosi totale per il corona virus” e della chiusura del bar dove si faceva la sua birretta serale. La settimana dopo le restrizioni si sono allentate, e Luigi e i suoi amici hanno celebrato un “aperi-virus”. Ho riso tantissimo.

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Le FARC dopo le armi

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia-Ejército del Pueblo (FARC-EP) dopo aver firmato gli accordi di pace con il governo colombiano e aver consegnato le armi all’ONU.

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“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”

Orsetta Bellani, Il Fatto Quotidiano (Foto: O.B.)

“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico.

La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono stati sequestrati, mentre viaggiavano in autobus, dalla Polizia Municipale e dall’organizzazione criminale Guerreros Unidos, che poi avrebbe bruciato i loro cadaveri nella discarica della città di Cocula.

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