Una proposta che fa discutere: un’indigena alla presidenza del Messico

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

“Ci dichiariamo in assemblea permanente e verificheremo in ognuna delle nostre geografie, territori e direzioni l’accordo di questo quinto Congreso Nacional Indígena (CNI), per nominare un consiglio indigeno di governo la cui parola venga incarnata da una donna indigena, delegata del CNI come candidata indipendente che partecipi a nome del CNI e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nel processo elettorale dell’anno 2018 per la presidenza di questo paese”. Sono le parole con cui l’EZLN e il CNI, uno spazio organizzativo che riunisce i popoli indigeni messicani in resistenza, hanno concluso il congresso che si è tenuto tra il 9 e il 14 ottobre a San Cristóbal de Las Casas (Chiapas).

Una settimana di assemblee in cui si sono dibattuti i pro e i contro della possibilità di creare un Consiglio Indigeno di Governo, composto da una donna e un uomo di ogni popolo nativo messicano, che guidino l’operato di una candidata presidenziale. Una donna che dovrebbe, in pratica, “comandare ubbidendo”, come dicono gli zapatisti.

In questo momento, nelle comunità indigene messicane si sta svolgendo una “consulta” sulla proposta, e a fine dicembre si terrà una nuova riunione a San Cristóbal de Las Casas per prendere una decisione. Non si tratta di una proposta politica rivolta solo ai popoli indigeni, ma a tutta quella parte della società messicana preoccupata per le politiche di repressione e depredazione che stanno colpendo il paese, spesso messe in atto da imprese che utilizzano come loro braccio armato la criminalità organizzata protetta dalle autorità.

Una situazione che negli ultimi anni non ha fatto che peggiorare; secondo gli zapatisti, quello che sta arrivando è una “tormenta”. Scrivono: “L’offensiva contro i popoli non cesserà, vogliono incrementarla fino a quando avranno spazzato l’ultima impronta di quello che siamo come popoli della campagna e della città”.

La proposta di presentare una candidata alle presidenziali del 2018 rappresenta un giro di timone per l’EZLN che nel 2016, in piena campagna elettorale, attraversò il paese con la Otra Campaña, un’iniziativa che aveva lo scopo di riunire le organizzazioni anticapitaliste del paese per promuovere la creazione di un piano nazionale di lotta. A quel tempo, il candidato socialdemocratico Andrés Manuel López Obrador criticò fortemente la Otra Campaña, accusandola di dividere la sinistra facendo il gioco della destra.

Oggi piovono le stesse accuse sulla proposta dell’EZLN e del CNI di presentare una candidata alle prossime presidenziali. La popolare giornalista Sanjuana Martínez, in un articolo sul portale progressista sinembargo.mx, ha affermato che il CNI ha deciso di candidarsi alle elezioni proprio allo scopo di favorire l’ultraconservatore Partido de la Revolución Institucional (PRI), ricordando come nelle sue file militi la presunta sorella del Subcomandante Marcos (oggi Subcomandante Galeano).

La possibile candidatura di una donna del CNI alle elezioni è stata criticata anche da persone vicine al movimento zapatista, che pensano sia incoerente rispetto a quanto l’EZLN ha sempre dichiarato, soprattutto a partire dalla Otra Campaña del 2006.

A ben vedere, la Otra Campaña criticò fortemente i tre principali partiti politici del paese e invitò il popolo ad organizzarsi e lottare, ma non ha mai invocato esplicitamente all’astensionismo. In un editoriale sul quotidiano La Jornada, il direttore Luis Hernández Navarro ricorda che, poco dopo la Otra Campaña, il Subcomandante Marcos disse: “chi vuole votare, voti”. E più recentemente, nell’aprile 2015, dal palco del Caracol di Oventic il Subcomandante Moisés affermò: “In questi giorni, come ogni volta in cui c’è questa cosa che chiamano “processo elettorale”, ascoltiamo e vediamo che qualcuno esce fuori dicendo che l’EZLN promuove l’astensionismo, ossia che dice che non bisogna votare. Questa ed altre stupidaggini dicono. Come zapatisti non convochiamo a non votare ma neanche a votare. Come zapatisti ogni volta che possiamo diciamo alla gente che si organizzi per resistere, per lottare, per avere quello di cui ha bisogno”. Ovvero: che votiate o meno, organizzatevi.

Ad ogni modo, è importante sottolineare che la proposta zapatista è quella di presentare una candidata alle elezioni presidenziali, e non di creare un partito ed eleggere deputati, senatori o sindaci (il Messico ha un sistema elettorale presidenziale e i cittadini sono chiamati ad eleggere direttamente il Presidente della Repubblica).
Da quanto si può immaginare leggendo le loro parole, con ogni probabilità prima delle elezioni l’EZLN e il CNI faranno un tour per il paese con l’intenzione di rendere visibili le resistenze e rafforzarle, tracciando un solco nel futuro del Messico attraverso la figura meno considerata dalla classe politica: una donna indigena.

“La nostra lotta non è per il potere, non lo cerchiamo; chiameremo i popoli originari e la società civile ad organizzarsi per fermare questa distruzione, rafforzarci nelle nostre resistenze e ribellioni, ovvero nella difesa della vita di ogni persona, famiglia, collettivo, comunità o quartiere. Di costruire la pace e la giustizia ricucendoci dal basso, da dove siamo quello che siamo”. Secondo Eugenia Legorreta Maldonado dell’Universidad Iberoamericana, lo scopo dell’EZLN non è vincere le elezioni, ma dare uno scossone alla classe politica del paese.

Può una candidata presentarsi alle elezioni senza la volontà di prendere il potere? Può un esercito combattere affinché non ci siano eserciti? Ci si può mettere un passamontagna per essere finalmente visti?
La candidatura indigena alle presidenziali messicane sembra uno dei tanti non sense che gli zapatisti hanno creato nei loro 22 anni di vita pubblica. Occorrerà aspettare, dare loro tempo di dimostrare che quest’iniziativa non finirà “corrompendo” il movimento, ma promuovendo la resistenza del popolo messicano.

Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel dicembre 2016/gennaio 2017.