Argentina, violento sgombero di indigeni mapuche ordinato da Benetton

Michele Salsi

La mattina di Venerdì 27 Maggio agenti di polizia, della Gendarmeria e del GEOP (forze di operazioni speciali della Provincia) hanno sgomberato violentemente la recuperazione di terre ancestrali del Lof Mapuche del Dipartimento di Cushamen, iniziata l’anno scorso in un podere della multinazionale Benetton, nella zona di Leleque, provincia del Chubut. Secondo le informazioni rilasciate dalla Red de Apoyo della recuperazione, sette sono stati arrestati. “Hanno portato via donne e bambini trascinandoli dentro auto private senza targa”, dice Martiniano Jones Huala, uno dei portavoce.

Secondo quanto specificato dalla radio comunitaria FM Kalewche di Esquel, la detenzione di Facundo Jones Huala – sul quale pendeva già un ordine di cattura internazionale – è stato il motivo della partecipazione del GEOP, la forza di operazioni speciali della provincia. Il GEOP è stato il primo ad entrare in azione alle 7:30 di mattina. Dopo sono arrivati gli agenti di polizia e la Gendarmeria con un presunto ordine di sgombero che, secondo Martiniano, non hanno mai mostrato. “Non avevano niente. Non si è visto nessun ordine di sgombero. Era solo un ordine verbale”. E aggiunge: “Era impressionante la quantità di armi che avevano. È stato molto violento, è da tanto tempo che non vedevo una violenza del genere. Ci hanno picchiati e hanno lanciato lacrimogeni”. Racconta che ora nella recuperazione territoriale sono rimaste due donne e quattro bambini. “Sono accerchiati dalla Gendarmeria. Per questo c’è bisogno di diffusione”.

I Colori della Discordia, documentario di José Maldavsky sottotitolato in italiano

Benetton è proprietario di un enorme territorio della Patagonia argentina. Martiniano Jones Haula indica una linea persa nell’immensità della steppa patagonica, la quale segna il confine del territorio della multinazionale che possiede quasi un milione e mezzo di ettari nel suolo argentino. Dopo il genocidio chiamato Conquista del Deserto (ovvero lo sterminio dei popoli indigeni che abitavano la Patagonia), nel 1889 a Londra venne fondata The Argentinian Southern Land Company, per realizzare attività commerciali in Patagonia. Nel 1896 venne beneficiata con la donazione di 10 poderi, di quasi 90mila ettari ciascuno. In cambio di un finanziamento per la Campagna del Deserto, ottenne terre strategiche per lo sviluppo del treno che serviva per esportare bestiame. Nel 1982 l’impresa tradusse il suo nome in spagnolo – Compañía de Tierras del Sud Argentino – e integrò la sua direzione con un 60% di personale argentino. Questo pacchetto azionario venne comprato nel 1991 da Benetton per 50 milioni di dollari. Affare rotondo: un ettaro è valutato oggi in 2 milioni di pesos. Un dettaglio aggiuntivo: a metà anni ’90 l’impresa modificò il suo statuto per includere tra i suoi obbiettivi anche lo sfruttamento minerario.

“Tanta terra per fare cosa?” si chiedono i Mapuche di Vuelta del Río. A metà del tragitto, esattamente di fronte alla tenuta centrale di Benetton, si vede una casetta e uno striscione che dice: “Territorio Mapuche recuperato”. Segnala la recuperazione di 600 ettari conosciuta con il nome Santa Rosa che, nel 2007, dopo una lotta durata vari anni e un viaggio in Italia per incontrare lo stesso Benetton, terminò con un trionfo riconosciuto dalla legislazione nazionale e internazionale: il ritorno alla terra ancestrale.

Ora è Atilio Curiñanco – 63 anni, quattro figli – della comunità Santa Rosa che proclama: “Noi siamo mapuche e apparteniamo a questo territorio. Per noi Benetton non è nessuno: siamo noi a dover dire a lui dove deve stare. Se continuamo a tacere, ci lasceremo calpestare”.

Dopo la nuova recuperazione a Vuelta del Rio, Benetton ha presentato una denuncia per “usurpazione”. Si è aperta dunque una causa giudiziaria. Tecnicamente c’è un solo imputato: Martiniano Jones Huala, che fu uno dei portavoce a chiarire l’intenzione del lof mapuche di aprire un tavolo di dialogo con il governo nazionale.

Dal 13 marzo dello scorso anno, quando il Lof in Resistenza di Cushamen iniziò la recuperazione di territorio ancestrale in una delle tenute della multinazionale tessile italiana Benetton, sono seguite molte visite della polizia e azioni di spionaggio, ordinate dallo stesso Benetton. La polizia del Chubut ha represso con pallottole di piombo gli occupanti, e solo per casualità non ci sono stati morti. Fino ad arrivare allo scorso venerdì 27 maggio, quando con la forza bruta e il sopruso violento le forze poliziesche hanno sgomberato (senza esibir alcun regolare mandato) l’occupazione territoriale.

Dall’Italia, paese di Luciano Benetton – proprietario oltre che della omonima multinazionale della moda, anche della maggior parte della autostrade italiane – può essere importante la diffusione di informazioni, il boicottaggio a Benetton, e l’appoggio e la solidarietà nei confronti del popolo Mapuche e della loro resistenza fisica, culturale, ambientale in difesa della Mapu, la Madre Terra.