Argentina, dure condanne ai massacratori dell’Esma

Claudio Tognonato, Il Manifesto

Ieri si è concluso il processo più importante e più lungo di tutta la storia dell’Argentina. Dopo 5 anni di udienze che hanno coinvolto 54 imputati e 789 vittime la causa è arrivata a sentenza con 48 condanne: 29 ergastoli, 19 colpevoli con pene da 8 a 25 anni e 6 assolti. Il processo ha giudicato la violazione dei diritti umani nel principale campo di concentramento della dittatura militare (1976-1983), la famigerata Esma, la Scuola di Meccanica Navale in cui venivano portate le persone sequestrate dal regime.

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Il “Plan Condor” e la violenza sistemica

Lino Rossi, Arivista

La struttura del potere repressivo comune alle dittature latino-americane degli anni Settanta, obiettivato nel Plan Condor, ha costituito una particolare forma di dispositivo di aggressione, dal quale si è generata un’attività di violenza biopolitica diretta nei confronti di una parte del corpo sociale: una forma di “guerra” verso gli oppositori ai regimi, ma anche un’azione di controllo repressivo rivolto alla popolazione in generale. Continue reading…

Messico, la carovana delle “madres” in cerca dei figli rapiti

Orsetta Bellani, Il Reportage (Foto: O.B.)

I problemi di Irma Yolanda Pérez iniziarono già prima del novembre 2010, quando suo figlio Gerber Estuardo sparì nel nulla. Nei mesi precedenti le pandillas del Guatemala si erano messe a chiedere il pizzo a suo marito, un distributore di latticini. L’uomo non trovò altra soluzione che pagare, ma quando la cifra aumentò si rifiutò di farlo, e le gang lo uccisero.

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La vera notte di Iguala e il caso Ayotzinapa – Intervista ad Anabel Hernández

Fabrizio Lorusso, Global Project (Foto: Orsetta Bellani)

Anabel Hernández è una delle giornaliste d’inchiesta più riconosciute del Messico. E’ autrice, tra gli altri, dei libri La terra dei narcos. Inchieste sui signori della drogaMessico in fiamme. L’eredità di Calderón e La vera notte di Iguala, l’inchiesta più attuale e contundente sul caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, scomparsi a Iguala, nel meridionale stato messicano del Guerrero, la notte del 26 settembre 2014. Per le minacce e le aggressioni ricevute, che hanno coinvolto direttamente lei, la sua famiglia Continue reading…

Quei migranti che non temono il muro

Orsetta Bellani, Left (Foto: O.B.)

Quando scoprì che Donald Trump aveva vinto le elezioni, Fabio Ceballos Loya non rimase poi tanto deluso, non ve- deva enormi differenze con la sua avversaria. Fabio ha 29 anni, insegna alle scuole elementari ed è cresciuto a Ciudad Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, uno dei centri urbani più violenti del mondo, famosa per essere stata capitale mondiale del femminicidio. Continue reading…

Desaparecidos, pm Roma chiede 30 ergastoli per la morte di 23 italiani

Redazione Il Fatto Quotidiano

L’inchiesta è durata dieci anni, ma oggi è arrivato il primo punto giudiziario sulla storia di 23 cittadini di origine italiani desaparecidos. Trenta ergastoli ed una assoluzione sono le richieste invocate oggi dalla Procura di Roma nel processo a carico di ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay in carica tra gli anni ’70 e ’80. Continue reading…

“Il governo nasconde la verità sui 43 desaparecidos”

Orsetta Bellani, Il Fatto Quotidiano (Foto: O.B.)

Lascia il Messico il Gruppo Interdisciplinario di Esperti Indipendenti (GIEI), che per più di un anno ha investigato il caso Ayotzinapa. IL GIEI, nominato dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) per realizzare un’inchiesta parallela ed indipendente rispetto a quella della Procura, se ne va senza congedarsi dal presidente Enrique Peña Nieto, che accusa di avergli messo il bastone tra le ruote in vari modi. “Il governo non vuole che risolviamo il caso”, hanno affermato. Continue reading…

Ayotzinapa, ancora senza giustizia

Orsetta Bellani, Il Reportage (Foto: O.B.)

Più che una conferenza stampa sembra un atto politico. Sotto un tendone, davanti alla cattedrale di Città del Messico, c’è un tavolo in cui sono piazzati dei microfoni. Davanti al tavolo i giornalisti, e intorno a loro decine di persone. Si accalcano sulle transenne, la maggior parte giovani, intonano cori e mostrano cartelli che chiedono verità e giustizia per gli i 43 studenti di Ayotzinapa, che il 26 settembre 2014 sono stati sequestrati dalle autorità colluse con il cartello criminale Guerreros Unidos. Ancora non si sa nulla dei ragazzi, e non è stata fatta giustizia per le sei persone che sono state uccise durante l’attacco. Continue reading…