Il Messico estrada El Chapo poche ore prima dell’incoronazione di Trump

Orsetta Bellani, Il Fatto Quotidiano

A poche ore dall’incoronazione di Donald Trump, il narcotrafficante messicano Joaquin “El Chapo” Guzmán ha toccato il suolo statunitense. Il leader del Cartello di Sinaloa, considerato dagli Stati Uniti come “nemico n. 1”, al pari di Al Capone negli anni ‘30, è stato prelevato dal carcere federale di Ciudad Juárez (Messico) giovedì, e trasportato a New York. Continue reading…

Quei migranti che non temono il muro

Orsetta Bellani, Left (Foto: O.B.)

Quando scoprì che Donald Trump aveva vinto le elezioni, Fabio Ceballos Loya non rimase poi tanto deluso, non ve- deva enormi differenze con la sua avversaria. Fabio ha 29 anni, insegna alle scuole elementari ed è cresciuto a Ciudad Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, uno dei centri urbani più violenti del mondo, famosa per essere stata capitale mondiale del femminicidio. Continue reading…

Una proposta che fa discutere: un’indigena alla presidenza del Messico

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

“Ci dichiariamo in assemblea permanente e verificheremo in ognuna delle nostre geografie, territori e direzioni l’accordo di questo quinto Congreso Nacional Indígena (CNI), per nominare un consiglio indigeno di governo la cui parola venga incarnata da una donna indigena, delegata del CNI come candidata indipendente che partecipi a nome del CNI e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nel processo elettorale dell’anno 2018 per la presidenza di questo paese”. Continue reading…

Chiapas: turismo, autostrade e repressione

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,

ci sono comunità che si trovano al bordo della strada

e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,

hanno perso la paura nei loro confronti”.

Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata1

Dalle loro automobili i turisti guardano stupiti gli indigeni tzeltal incappucciati, seduti ai bordi della strada che porta alle cascate di Agua Azul. I loro machetes e passamontagna mettono in dubbio l’immagine di tranquillo paradiso terrestre promossa dal governo dello Stato del Chiapas. Continue reading…

EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia

Orsetta Bellani, Arivista (Foto: O.B.)

A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,

donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.

Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo

mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,

molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.

Alcuni tornarono a rioccupare le loro comunità,

si allontanarono un mese o poco più, ma altri rimasero molto più tempo

fuori dal loro villaggio perché l’esercito lo aveva occupato.

Anahí, membro della Giunta di Buon Governo de La Realidad1

La chiesa di Acteal è stata costruita dopo il massacro. È un edificio grande per una comunità così piccola, e ha l’aria di un’opera eretta per compensare l’incompensabile. Alle sue spalle sorge quella che prima era la cappella del paese, una costruzione minuta e buia di assi di legno. Continue reading…

Honduras: ancora spari contro l’organizzazione di Berta Cáceres

Luca Martinelli, Altreconomia (Foto: Orsetta Bellani)

Hanno cercato di assassinare altri due membri del Copinh, il Consiglio civico di organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, la cui coordinatrice Berta Cáceres, Goldman Prize 2015, è stata uccisa a marzo 2016. Il primo è Tomas Gomez Membreño, ovvero il dirigente indigeno di etnia lenca che ha assunto l’incarico di coordinatore ad interim dell’organizzazione dopo la tragica morte di Cáceres: il 9 ottobre, il veicolo alla guida del quale stava lasciando una delle sedi dal Copinh nella cittadina La Esperanza, nel dipartimento di Intibucá, è stato raggiunto da alcuni colpi di pistola. Continue reading…

Desaparecidos, pm Roma chiede 30 ergastoli per la morte di 23 italiani

Redazione Il Fatto Quotidiano

L’inchiesta è durata dieci anni, ma oggi è arrivato il primo punto giudiziario sulla storia di 23 cittadini di origine italiani desaparecidos. Trenta ergastoli ed una assoluzione sono le richieste invocate oggi dalla Procura di Roma nel processo a carico di ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay in carica tra gli anni ’70 e ’80. Continue reading…