Assassinata leader ambientalista e indigena in Honduras

Orsetta Bellani, Il Fatto Quotidiano (Foto: O.B.)

I suoi assassini hanno aspettato che si addormentasse. All’una di notte di mercoledì scorso hanno forzato la porta e sono entrati nella sua casa di La Esperanza, in Honduras, per ucciderla.

Bertha Cáceres era leader del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH), organizzazione che lottava per i diritti del popolo indigeno lenca. Nel 2015 aveva ricevuto il Goldman Environmental Prize, il “Nobel alternativo” per l’ambiente, soprattutto a causa del suo impegno contro la costruzione della centrale idroelettrica Agua Zarca di Sinohydro/Desa, la più grande impresa mondiale nel settore, che aveva ottenuto la concessione illegalmente e minacciava i contadini della zona.

“Dare la propria vita per la difesa dei fiumi è dare la vita per il bene dell’umanità e di questo pianeta”, ha affermato Bertha durante la cerimonia di consegna del premio. A causa della determinazione del COPINH, Sinohydro e la Corporazione Finanziaria Internazionale, un’istituzione della Banca Mondiale, hanno dovuto ritirare la loro partecipazione al progetto.

Cáceres era in pericolo da tempo. Ha dovuto affrontare due processi giudiziari e riceveva numerose minacce di morte. “La persecuzione giudiziaria è solo un’espressione di tutta la persecuzione politica contro il COPINH ed è una strategia definita a livello presidenziale. Siamo coscienti che con la nostra lotta, che è pacifica però energica, ci confrontiamo con poteri grandi e influenti”, ha affermato Bertha Cáceres in un’intervista che ho raccolto nel novembre 2013, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. Allora Bertha viveva muovendosi da un luogo all’altro, sempre allerta, sempre accompagnata da amici e amiche. Per garantire la sicurezza delle sue figlie, aveva dovuto allontanarle dall’Honduras.

Per anni il paese centroamericano è stato il più violento del mondo, nel 2015 superato dal vicino Salvador. La situazione in Honduras precipitò nel 2009, a seguito di un colpo di stato promosso dall’oligarchia di industriali che controlla il paese, che impone presidenti e leggi che favoriscano i suoi interessi. Chi si oppone, viene eliminato.

“Oggi in Honduras è un crimine difendere i diritti umani”, ha affermato Bertha Cáceres durante il nostro incontro. “Il Congresso e l’oligarchia honduregna hanno promosso la creazione della Polizia Militare di Ordine Pubblico, che sta operando come una struttura paramilitare contro i movimenti sociali. Non funzionano solo gli apparati di polizia e di intelligence, ma anche agenti infiltrati e agenzie di sicurezza private, che non sono altro che un altro esercito che protegge gli interessi dei grandi impresari”.

Ieri il Ministro di Sicurezza honduregno, Julian Pacheco, ha dichiarato che Bertha Cáceres godeva di vigilanza permanente. “È importante sottolineare che abbiamo arrestato una persona, ed è la guardia di sicurezza della residenza in cui è stata uccisa l’honduregna”, ha annunciato Pacheco.

La madre di Bertha, Austra Flores, ha dato la colpa della morte della figlia al governo honduregno, e ha affermato che spera non si trasformi in un numero che riempie statistiche. “La polizia dice che è morta a causa di un tentativo di furto, ma tutti sappiamo che l’hanno uccisa a causa della sua lotta sociale”, ha affermato la donna, da cui Bertha ha affermato di aver imparato il senso della giustizia.

Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 4.03.2016.