Argentina: Mapuche in lotta contro Benetton

Michele Salsi, Arivista

Nei paraggi di Vuelta del Rio, nel nord-est della provincia del Chubut nella Patagonia argentina, lungo la strada 40, tra Cholila e Esquel, ha preso vita un’iniziativa di recupero del territorio ancestrale mapuche.
I partecipanti, che avevano tutti il volto coperto, denunciano da molto tempo una persecuzione politica da parte della polizia. Ci raccontano che durante le prime ore della mattina del 13 marzo scorso, un gruppo di uomini, donne e bambini di distinte comunità mapuche della zona hanno deciso di attraversare il filo spinato e dare inizio al recupero delle terre recintate dall’azienda di Luciano Benetton. Ci riferiscono che appena arrivati, e mentre iniziavano a preparare il luogo dove fermarsi, c’è stato un tentativo di sgombero da parte della polizia che ha anche sparato alcuni colpi di arma da fuoco.
Gli attivisti hanno resistito all’interno del campo, reclamando la presenza di qualche responsabile politico che si incaricasse di stabilire un dialogo per poter arrivare ad un accordo in merito alla restituzione della terra. Hanno denunciato anche il dislocamento storico delle comunità mapuche verso zone aride e inadatte al pascolo degli animali, al fine di smantellare le comunità incentivando le migrazioni verso i centri urbani.
Riportiamo il comunicato del gruppo che ha effettuato l’azione di recupero territoriale.

Michele Salsi

Di fronte alla situazione di povertà delle nostre comunità, la mancanza d’acqua, la desertificazione, il dislocamento forzato in terre improduttive (pietrose e sabbiose) e il saccheggio che è stato realizzato dalla mal denominata “conquista del deserto”, la presenza di grandi proprietari terrieri sommata all’immensa quantità di famiglie senza una terra dove poter sussistere dignitosamente e svilupparsi, affermiamo che:
il territorio è di vitale importanza per la nostra esistenza come popolo, soprattutto nel contesto attuale, in cui grandi proprietari terrieri winka (bianchi, stranieri) posseggono la maggior parte del nostro territorio ancestrale (territorio che nella sua grande maggioranza venne dato come “moneta di scambio” per ripagare chi finanziò la campagna militare genocida della “conquista del deserto”).
Mentre noi mapuche continuamo ad essere un’immensa maggioranza senza terra, con l’unica alternativa di essere peones (contadini), impiegati domestici e operai, sarebbe a dire manodopera a basso costo e sfruttata, per l’oligarchia creola e l’impresario internazionale.
Per tutto questo, noi comunità in resistenza, vogliamo comunicare che iniziamo un nuovo processo di recupero di territori produttivi dalla multinazionale Benetton, nel settore Leleque-Ranguilhuao-Vuelta del Rio, intendendo questa come l’unica soluzione concreta per far fronte alle nostre necessità insoddisfatte […]. Questo processo è legato anche alla nostra lettura della logica espansiva del modello estrattivo capitalista che, con imprese minerarie e petrolifere, pretende di distruggere il poco che ci resta; l’unica maniera per frenare “l’assassinio pianificato” da parte del potere economico e dello Stato (ecocidio e etnocidio) è mediante il controllo territoriale effettivo delle nostre comunità in mobilitazione, affermando tutte le forme di lotta fino ad ottenere tutto il territorio ancestrale libero e recuperato per il nostro popolo.
Fuori Benetton, le imprese minerarie, petrolifere e idroelettriche dalla Wallmapu!

Pu Lof in resistenza del dipartimento Cushamen, Argentina

Articolo pubblicato su Arivista nel maggio 2015.