«Il Guatemala vittima di patti nefasti con le multinazionali». Intervista a Daniel Pascual Her­nan­dez di Vía Campesina

Geraldina Colotti, Il Manifesto (Foto: Giorgio Trucchi)

“In Gua­te­mala siamo vit­time di un patto nefa­sto tra isti­tu­zioni di governo e grandi mul­ti­na­zio­nali”, dice al mani­fe­sto Daniel Pascual Her­nan­dez, Coor­di­na­tore gene­rale del Comité de Uni­dad Cam­pe­sina (Cuc) e mem­bro dell’organizzazione inter­na­zio­nale Via Campesina.

La sua orga­niz­za­zione è una di quelle che hanno par­te­ci­pato all’Incontro mon­diale dei movi­menti popo­lari, in corso a Roma e voluto da papa Fran­ce­sco. Lo abbiamo incon­trato in una pausa del con­ve­gno. La sua è una sto­ria di resi­stenza e repres­sione, pur­troppo dif­fusa in quella parte di Ame­rica latina non ancora inve­stita dal vento nuovo che attra­versa gran parte del continente.

Qual è la situa­zione oggi in Guatemala?

In 522 anni i popoli ori­gi­nari hanno subito geno­cidi e spo­lia­zioni, nel corso di ripe­tuti ten­ta­tivi per distrug­gere la nostra cosmo­vi­sione, il nostro modo di pro­du­zione ance­strale. Dagli anni Ses­santa ai Novanta abbiamo scon­tato la fero­cia di una guerra di Stato che ha com­por­tato 250.000 morti e scom­parsi, ma ora è in corso un nuovo pro­cesso di colo­niz­za­zione che mira al pos­sesso e allo scem­pio dei nostri ter­ri­tori. Respon­sa­bile è uno stato patriar­cale e oppres­sore che piega le leggi per per­pe­trare povertà ed esclusione.

Il pre­si­dente Otto Pérez Molina, detto «Mano dura» è stato un per­so­nag­gio attivo durante la guerra civile, e viene chia­mato in causa in alcuni pro­cessi. A che punto stanno le cose?

È in atto una lotta fron­tale per il recu­pero della memo­ria sto­rica, in ter­mini poli­tici ma anche giu­ri­dici: una bat­ta­glia per por­tare in tri­bu­nale vari casi di geno­ci­dio e di mas­sa­cri che finora hanno soprat­tutto tro­vato ascolto nelle sedi inter­na­zio­nali. Ora, però, gra­zie al corag­gio di alcuni magi­strati demo­cra­tici con­vinti dell’imparzialità della giu­sti­zia, si stanno cele­brando due pro­cessi per 2 casi di geno­ci­dio, stu­pri, fem­mi­ni­cidi e nar­co­traf­fico, che hanno messo in luce la respon­sa­bi­lità di molti fun­zio­nari pub­blici com­preso quella dell’attuale pre­si­dente, delle oli­gar­chie nazio­nali e anche dei paesi euro­pei che hanno finan­ziato quella guerra. Uno riguarda l’ex pre­si­dente de facto Rios Montt, un gol­pi­sta, figura para­dig­ma­tica di quel pas­sato e molti altri…
Una catena di comando che vede coin­volti ex uffi­ciali, impren­di­tori, poli­tici e che porta fino al pre­sente. Un ex uffi­ciale dell’esercito chiama in causa l’attuale pre­si­dente Pérez Molina, allora tenente colon­nello, cono­sciuto con lo pseu­do­nimo di Tito Arias. Pro­cessi che stanno toc­cando grandi inte­ressi e per que­sto sca­te­nano una rea­zione scom­po­sta e feroce.

Un nuovo rias­setto colo­niale, diceva. In cosa consiste?

Nel 2005 il governo ha fir­mato un trat­tato com­mer­ciale con gli Usa, e dal 2006 si è data la stura a una serie di per­messi di sfrut­ta­mento che con­sen­tono alle mul­ti­na­zio­nali di imper­ver­sare sul nostro ter­ri­to­rio senza alcun con­trollo: imprese petro­li­fere, idroe­let­tri­che, agroin­du­striali, cemen­ti­fere che deva­stano mon­ta­gne, valli e cam­pa­gne por­tando sfrut­ta­mento del lavoro, espul­sioni e mise­ria. Sono sta­tu­ni­tensi, cana­desi, fran­cesi, spa­gnole, ita­liane… E per imporre i loro pro­getti non arri­vano da sole, ma accom­pa­gnate da eser­cito e poli­zia e dalle imprese di sicu­rezza pri­vate, che hanno mano libera nelle aggres­sioni e ucci­sioni di chi si oppone. A dare coper­tura a tutte le ope­ra­zioni pensa il par­la­mento, ero­gando leggi spe­ci­fi­che che tol­gono diritti ai lavo­ra­tori e ampliano quelli delle imprese, che non devono rispon­dere a nes­suno. Il governo si serve di una facoltà costi­tu­zio­nale, pre­ro­ga­tiva del pre­si­dente: quella di dichia­rare lo stato di emer­genza in diverse zone del paese. In que­sto modo si com­met­tono irru­zioni nei vil­laggi, arre­sti di massa e mas­sa­cri. Sono sorti gruppi neo­fa­sci­sti, chi si oppone è per­se­guito come ter­ro­ri­sta e con­dan­nato a 170 anni di carcere.

Qual è stata la sua espe­rienza in proposito?

Ho tre inchie­ste in corso, tutte costruite sul nulla e molto gravi. In un caso vengo accu­sato di asso­cia­zione sov­ver­siva e ter­ro­ri­smo, sono state fab­bri­cate prove false, con video costruiti e cari­chi penali senza fon­da­mento. Pur­troppo è una pra­tica corrente.

Par­titi della sini­stra e orga­niz­za­zioni indi­gene hanno pro­vato a farsi avanti per la riforma agra­ria. A che punto sono?

Sì, e il 15 otto­bre del 2015, quando ci saranno le ele­zioni, ci ripro­ve­ranno. Il punto è che la sini­stra non rie­sce a rag­giun­gere grandi con­sensi e che la mag­gio­ranza della popo­la­zione non crede che possa otte­nere qual­cosa dal gioco par­la­men­tare, dove a deci­dere sono sem­pre i poteri forti, per que­sto diserta le urne, basta guar­dare le per­cen­tuali dei votanti. La legge che ho con­tri­buito a pro­porre si chiama Svi­luppo rurale inte­grale, ovvero non riguarda solo l’agricoltura, ma lo svi­luppo sociale inte­grato a cui sono inte­res­sati tutti i set­tori, da quello edu­ca­tivo a quello sani­ta­rio, dell’abitare…
Neces­sita di un Mini­stero dello svi­luppo, ma l’oligarchia si oppone, dice che si tratta di comu­ni­smo e che met­te­rebbe in peri­colo la pro­prietà privata.

Intervista pubblicata da Il Manifesto il 28.10.2014: http://ilmanifesto.info/hernandez-via-campesina-il-guatemala-vittima-di-patti-nefasti-con-le-multinazionali/