“Picchiate, denudate e violentate”, così sono punite le donne che lottano in Messico

Orsetta Bellani, Il Secolo XIX (Foto: O.B.)

Il 4 maggio 2006 Italia Méndez fu prelevata dalla polizia in una casa di Atenco, picchiata e caricata su un autobus. Fu spogliata e il suo corpo nudo venne appoggiato su altri corpi, come un sacco. I poliziotti la toccarono e penetrarono la sua vagina con vari oggetti. Italia è fra le donne che hanno sporto denuncia presso la Corte Interamericana di Diritti Umani per essere state state sottoposte a tortura sessuale durante l’operativo di Atenco.

A Città del Messico abbiamo incontrato Araceli Olivos Portugal, avvocatessa del Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez, che sta portando avanti la denuncia presso la corte internazionale.

Che cos’è la tortura sessuale?

È una forma di tortura che può essere esercitata su uomini o donne, e che nelle donne ha sempre una connotazione misogena. Non implica necessariamente la violenza sessuale ma si può concretizzare con il palpeggiamento di parti intime, umiliazioni verbali come darle della “puttana” e dirle che prova gusto ad essere violentata, oltre a minacce di violenza sessuale o che hanno a che vedere con i ruoli di genere. Ad esempio, alle donne di Atenco i poliziotti dicevano che le stavano violentando perché si erano messe a fare le rivoltose invece di stare a casa a cucinare.

Come ha reagito la stato messicano di fronte alla richiesta di giustizia da parte delle donne di Atenco?

Un tribunale locale sta processando due poliziotti statali. Il processo è iniziato nel 2012 perché lo stato messicano doveva rispondere alle sollecitazioni del Comitato sulleliminazione delle discriminazioni contro le donne, che chiedeva che venisse fatta luce su quello che era successo ad Atenco. Così è iniziato il processo contro questi poliziotti, che per noi sono capri espiatori, visto che sono più di 4mila le persone implicate nel disegno e implementazione dell’operativo. Tra loro c’è l’ex presidente della repubblica Vicente Fox che sicuramente sapeva come si sarebbe svolto l’operativo, visto che era presente la polizia federale. A causa di questa impunità abbiamo deciso di rivolgerci alla Corte Interamericana di Giustizia, che potrebbe emettere una sentenza di condanna vincolante per lo stato messicano.

Articolo pubblicato sul Secolo XIX il 22.09.2014.