Colombia: vivere tra le miniere di carbone. Come operano i fornitori di Enel

Daniela Patrucco, SpeziaPolis (Foto: Orsetta Bellani)

Prodeco, fornitore di carbone di Enel, è coinvolta nello sfruttamento della miniera Cerrejòn nei pressi del villaggio di Tabaco, la cui popolazione è stata dislocata e le case distrutte dai buldozer; Drummond, a sua volta fornitore di Enel, è accusata di finanziare le forze paramilitari. 
Le miniere di carbone in Colombia continuano ad espandersi. Nuovi impianti portuali sono stati costruiti e altri sono in costruzione. Molte altre concessioni sono state date e ci sono progetti di ulteriore espansione, mentre gli agricoltori e le comunità indigene senzatetto lottano per la loro sopravvivenza, tra le miniere di carbone. L’alleanza tra il governo e il carbone continua a creare dipendenza, ma la chiamano sviluppo.

Il settore del carbone è in piena espansione in Colombia. Dal 2000, la produzione di carbone è più che raddoppiata e ora ammonta a 89 milioni di tonnellate all’anno. E le previsioni prevedono un ulteriore balzo a 150 milioni di tonnellate all’anno entro il 2020. La nazione, dilaniata dalla guerra, estrae già più carbone di tutto il resto dell’America Latina. Di volta in volta, il governo colombiano ha dichiarato che l’industria estrattiva è un “motore di sviluppo” per il paese. Ma dopo decenni di estrazione del carbone, non vi è beneficio visibile per la popolazione nelle regioni minerarie. Circa il 90% del carbone della Colombia viene prodotto nelle province di La Guajira e Cesar, vicino alla costa caraibica. Dopo 30 anni di estrazione del carbone, queste province sono tra le più povere della nazione.

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Gente della Guajira. Foto: O.B.

In Colombia, il carbone è un’attività di esportazione. Mentre qualche piccola miniera artigianale di carbone produce per il mercato interno, il 92% del carbone della nazione viene spedito fuori del paese. Quattro grandi società internazionali, che operano in Cesar e La Guajira, producono la quasi totalità delle esportazioni di carbone della Colombia. Enormi miniere a cielo aperto, una cicatrice per il paesaggio che rende impossibile immaginare che si trattava una volta di terra verde e produttiva. La miniera Cerrejón a La Guajira si estende su una superficie di 69.000 ettari. È la più grande miniera di tutta l’America Latina ed è di proprietà delle grandi multinazionali minerarie: Anglo American, BHP Billiton e Xstrata Glencore (di cui fa parte la controllata Prodeco). Cerrejón è stata la prima miniera di carbone a cielo aperto in Colombia, nel 1970.

Per la popolazione locale la miniera è come un mostro insaziabile intento a divorare le loro risorse più preziose: terreno e acqua. Gli abitanti tradizionali, comunità indigene e afro-colombiane, hanno perso gran parte della loro terra. Ma anche le terre rimanenti non conoscono tregua, da parte dell’industria mineraria. Enormi discariche di roccia come altrettante torri si ergono sopra i villaggi, con il rumore come compagno costante: esplosioni, macchine agricole e camion traghettano il carbone di giorno e di notte. L’attività mineraria è attiva 24 ore a La Guajira e Cesar. Nel 2001, la polizia e le forze di sicurezza private sono entrate nel villaggio di Tabaco. Hanno espulso gli abitanti e loro case con i bulldozer, lasciando la comunità traumatizzata e impoverita. Ci sono voluti anni e anni di pressione internazionali per obbligare Cerrejón a firmare un accordo che dovrebbe fornire alla comunità nuova terra e case. La società, tuttavia, non ha fretta di mantenere questa promessa. Mentre l’antico villaggio è stato sepolto molto tempo fa sotto una discarica di roccia sterile, la gente di Tabaco sta ancora aspettando.

Anche se gran parte delle loro terre erano già state prese, le comunità Wayúu nel sud di La Guajira non avrebbero mai immaginato che anche il loro fiume sarebbe diventato un bersaglio per l’avidità della compagnia. Fino a quando Cerrejón ha annunciato la sua intenzione di sviluppare un bacino carbonifero di 500 milioni di tonnellate nel letto del fiume Ranchería. Nel territorio semi-arido a sud di La Guajira, questo fiume è un’ancora di salvezza per le comunità locali e sacro al Wayuu. Il piano di Cerrejón per deviare il fiume avrebbe un impatto su decine di villaggi Wayúu, i cui mezzi di sussistenza ruotano intorno alla Ranchería. Come Oscar Guariyu, il Presidente eletto
dalle comunità Wayúu nel sud della Guajira, sottolinea: “Noi non siamo contro lo sviluppo del nostro paese, ma siamo contro uno sviluppo cieco. Lo spostamento del fiume andrebbe a discapito del nostro territorio, il nostro ambiente, la nostra la salute e la nostra cultura. Per una comunità indigena non c’è sviluppo senza terra. Una comunità indigena senza territorio non è più indígena.” L’ instabilità del mercato internazionale del carbone ha portato fortuna alle comunità Wayùu perché il basso prezzo del carbone ha costretto Cerrejón a rimandare il suo piano. Ma qualora il prezzo del carbone dovesse risalire, i Wayùu dovranno lottare per la loro stessa sopravvivenza.

Spiaggia della Guajira, non lontano dalla miniera del Cerrejón

Spiaggia della Guajira, non lontano dalla miniera del Cerrejón. Foto: O.B.

Se Cerrejón è la società di carbone più nota in Colombia, Drummond è la più controversa. La società privata statunitense ha iniziato la sua attività mineraria nel dipartimento di Cesar all’inizio degli anni ’90 ed è accusata di aver finanziato il cosiddetto ‘North Block’ di forze paramilitari della Colombia. Ex paramilitari hanno testimoniato che l’azienda ha finanziato l’unità paramilitare “Juan Andrés Alvarez” tra il 1996 e il 2006, l’anno della smobilitazione del North Block. Secondo le loro testimonianze, l’unità paramilitare non sarebbe stata in grado di aumentare il proprio numero di combattenti armati senza i soldi della Drummond. Per l’azienda, la tutela degli interessi commerciali va ovviamente oltre le centinaia di omicidi, sparizioni forzate e massicci spostamenti di contadini verificatisi nell’area.
Il 12 marzo 2001 Valmore Locarno Rodriguez e Victor Hugo Orcasita, presidente e vice-presidente del sindacato Sintramienergetica dei minatori, erano su un autobus con altri collaboratori. Mentre il bus viaggiava dalla miniera Drummond alla città è stato fermato dai membri dell’unità paramilitare Juan Andres Alvarez. Questi hanno preso d’assalto il bus, costretto i lavoratori a sbarcare e assassinato Locarno Rodriquez con 4 colpi alla testa. Hugo Orcasita è stato rapito. Quando il suo corpo è stato rinvenuto il giorno dopo riportava chiari segni di tortura, subita prima del suo assassinio a colpi di pistola. Sebbene la Drummond declini ogni responsabilità per queste morti, un ex sub-appaltatore, Jaime Blanco Maya, è stato recentemente condannato a 38 anni di prigione da un tribunale colombiano. Nel corso del procedimento giudiziario, Blanco Maya e altri ex paramilitari hanno dichiarato sotto giuramento che i funzionari della società – che sono ancora impiegati di Drummond – sono stati coinvolti in questi crimini. Nella sua sentenza contro Blanco Maya, il giudice ha espressamente ordinato ai pubblici ministeri di avviare indagini nei confronti dei membri del management di Drummonds.

Vivere circondati dalle miniere in attesa del reinsediamento. Vicino ai siti in cui opera la Drummond si trovano le miniere di La Francia e El Hatillo, acquisite dalla banca statunitense Goldman Sachs rispettivamente nel 2010 e nel 2012. Queste miniere, insieme con le altre di proprietà di Drummond e Prodeco (controllata di Glencore Xstrata), hanno provocato un inquinamento estremamente elevato dell’aria e dell’acqua nelle comunità di El Hatillo, Piano Bonito e Boquerón. Le tre comunità sono circondate e rinchiuse dalle miniere. L’aria è piena di polvere, e molte persone sono colpite da malattie respiratorie e altri problemi di salute. La situazione è particolarmente brutta per El Hatillo dove quasi nessuno ha un lavoro e non è più disponibile terreno agricolo.
A causa della situazione assolutamente insostenibile di queste tre comunità, nel 2010 le Autorità colombiane hanno emesso un ordine alle compagnie minerarie affinchè provvedano a reinsediare El Hatillo e gli altri villaggi. E’ la prima volta nella storia colombiana che il governo ha riconosciuto i problemi di inquinamento delle comunità che vivono in prossimità delle miniere. Le aziende, tuttavia, hanno ignorato, ritardato e infine combattuto contro l’ordine di reinsediamento. Nel frattempo, la gente continua a vivere nella zona inquinata. E soprattutto in El Hatillo la fame è una compagna costante. Nel mese di agosto 2013, i leader della comunità hanno pubblicato un appello alle aziende: “La comunità non sopravviverà se non si darà avvio al processo di delocalizzazione. Questo è il nostro terzo tentativo e ci auguriamo che sarà l’ultimo e quello dignitoso e di successo”.

Articolo pubblicato su SpeziaPolis il 6 luglio 2014: http://speziapolis.blogspot.it/2014/07/colombia-vivere-tra-le-miniere-di.html