Rien ne va plus. La legislazione sul gioco d’azzardo e la criminalità organizzata

Orsetta Bellani, Narcomafie/Fai Notizia

Agli angoli di un incrocio nel quartiere genovese di Sampierdarena ci sono quattro sale slot. È uno dei biglietti da visita del paese che ha il primato europeo di spesa in gioco d’azzardo: 87 miliardi di euro nel 2012, di cui più della metà spesi in slot machine. Si stima che in Italia i giocatori patologici siano circa 800mila, e che siano tre milioni le persone a rischio.

(Ascolta l’audioreportage sul gioco d’azzardo)

Secondo un’inchiesta pubblicata sul mensile Wired da Raffaele Mastrolonardo e Alessio Cimarelli, Genova è la città italiana con la maggiore densità di esercizi che ospitano slot machine: uno ogni 235 metri. I problemi sociali causati dal proliferare delle cosiddette “macchinette” hanno portato i cittadini del capoluogo ligure a mobilitarsi per chiedere misure per arginare il fenomeno. A Genova varie associazioni tra cui Libera, Arci e Comunità di San Benedetto al Porto hanno cercato di introdurre una riflessione su quello che sta avvenendo in Italia, dove dal 2004 a oggi il giro d’affari legato al gioco d’azzardo legale è aumentato di dieci volte. Nel marzo 2013, una manifestazione cittadina è riuscita a frenare l’apertura della più grande sala giochi della città, nel quartiere di Pegli.
Per capire in che modo si è sviluppato il mercato del gioco d’azzardo negli ultimi anni, la legislazione che regola il settore e il ruolo che in esso riveste la criminalità organizzata, abbiamo conversato con Manlio Trotta, volontario genovese di Libera che da tempo si occupa del tema.

Manlio Trotta, in che momento il gioco d’azzardo è diventato un problema sociale grave nel nostro paese?
Il dramma è iniziato negli anni ’90, quando incautamente i governi hanno ritenuto di dover liberalizzare questo gioco concedendo autorizzazioni a tutto spiano, con l’intento dichiarato – non so quanto sincero – di combattere il gioco d’azzardo illegale.
Il gioco d’azzardo è sempre esistito in tutto il mondo: in Cina sono stati scoperti dei dadi che risalgono al 2000 a.C. In Italia una volta c’erano il lotto, le lotterie di capodanno, la schedina del totocalcio o i casinò, che erano pochi e ai margini del paese. Con la liberalizzazione degli anni ‘90 è iniziata la proliferazione delle slot machine, e solo recentemente a livello locale si sta cercando di mettere un freno. Le istituzioni centrali sono sorde, visto che ci sono delle lobby fortissime che fino ad oggi sono riuscite a stoppare qualsiasi iniziativa finalizzata a ridurre la prerogativa dello stato nella gestione del gioco d’azzardo.

La liberalizzazione degli anni ’90 ha quindi legalizzato il gioco d’azzardo?
In realtà, a livello legislativo l’azzardo è proibito a meno che non sia autorizzato dallo stato. L’azzardo dovrebbe quindi essere vietato tranne qualche eccezione, ma possiamo considerare come un’eccezione il proliferare di slot machine che vediamo nelle nostre città? È un’ipocrisia.
Inoltre, l’articolo penale che regola la materia considera come gioco d’azzardo anche la lotteria di capodanno o il lotto, ma è evidente che il loro grado di pericolosità sociale rispetto alle slot machine o alle scommesse online è diverso. Tra l’altro, se si volesse cercare una correlazione tra la percentuale di prelievo fiscale e la pericolosità sociale dei vari giochi d’azzardo, si vedrebbe come tanto più il gioco è socialmente pericoloso, tanto più basso è il prelievo fiscale. Il prelievo nelle scommesse on line è del 0,6% circa, mentre sul lotto è di circa il 40%.

Cosa ne pensa delle recenti iniziative legislative, a livello locale come nazionale, che cercano di arginare la diffusione delle slot machine?
Tutta l’attività e la sensibilità dell’opinione pubblica sull’aspetto dell’azzardo è rivolta alla fase finale, cioè alle sue conseguenze negative: l’usura e le patologie che l’azzardo comporta. Di conseguenza tutti i provvedimenti che sono stati presi – la legge regionale ligure, il regolamento del comune di Genova e la proposta di legge parlamentare – riguardano questo aspetto. Anche la maggior parte delle regolamentazioni europee hanno come obiettivo il contrasto a quella che viene chiamata “ludopatia”. Ciò che si sta facendo è restringere lo stagno dell’azzardo per ridurne le conseguenze negative, ma lo stagno resta.
Non è ancora stato preso formalmente in esame tutto il problema a monte che riguarda la fase organizzativa dell’azzardo, e l’opinione pubblica normalmente non ha nessuna consapevolezza sul tema. In questa fase c’è la presenza – per me è molto limitativo parlare di infiltrazione, essendo molto più diffusa di quanto non si pensi – della criminalità organizzata.

Attraverso quali attività le mafie si sono inserite nel settore?
Innanzitutto un affare in cui girano 87 miliardi di euro l’anno presenta ottime occasioni di riciclaggio, che si concretizza soprattutto nell’apertura delle sale bingo. Quando, nel quadro delle liberalizzazioni del decennio scorso, venne decisa l’apertura delle sale bingo, ci fu la corsa di molti politici ad ottenere la concessione, perché si riteneva fosse un grande affare. Non lo fu, e a quel punto sono entrate le organizzazioni criminali che utilizzarono le sale bingo per riciclare denaro sporco.

In che modo la criminalità organizzata opera nel settore delle slot machine?
È un settore in cui si possono guadagnare molto soldi, soprattutto se si hanno comportamenti non corretti come la manipolazione delle macchinette, che permette di ridurre il volume dichiarato di fatturato. Le slot machine dovrebbero essere tutte collegate telematicamente con la Sogei, che è la società pubblica che opera per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e che si occupa della detrazione fiscale. Per legge una slot machine remunera la filiera degli operatori in base al volume di gioco che ogni macchinetta registra, restituendo ai giocatori il 75% delle giocate mentre il 25% viene suddiviso tra tutti gli operatori: stato, concessionari, gestori ed esercenti.
Il mezzo più grezzo di manipolazione di una slot machine consiste nel non collegarla alla Sogei, in questo modo non segnalerà nessuna entrata. Un altro sistema prevede la contraffazione della sceda elettronica, in modo che non trasmetta i dati con continuità. Non sarà solo il fisco a prendere di meno, ma anche il concessionario e l’esercente; è un margine nero che va in tasca al gestore. Normalmente gli esercenti non sanno neanche di avere nei loro locali slot machine truccate.

Ha parlato dell’importanza di porre l’attenzione su ciò che sta a monte dell’azzardo. Come funziona la “filiera” dell’azzardo? In che modo e a che livello le mafie sono riuscite a penetrarla?
Il gioco è riservato allo stato attraverso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la quale fornisce ad alcune società una concessione per una nuova attività, operando come fiduciarie sue e, di conseguenza, dello stato. Varie inchieste della magistratura hanno dimostrato che alcuni di questi contratti sono stati ottenuti corrompendo funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Attualmente in Italia le concessionarie sono tredici, e sono una grandissima lobby. Questi soggetti gestiscono le slot machine rivolgendosi a dei gestori e stabilendo con loro contratti di tipo commerciale. I gestori sono quelli che hanno in mano il pallino del gioco: il loro ruolo è comprare le slot da chi le fabbrica, distribuirle sul territorio e firmare dei contratti con gli esercenti, ed è soprattutto a livello della gestione che si sono introdotte le mafie.
Inoltre, alcune indagini della magistratura hanno mostrato come le mafie non si accontentino di essersi inserite a livello dei gestori e sono in atto tentativi, per ora andati a vuoto, di inserirsi a livello dei concessionari. Acquisendo rami di aziende concessionarie, note famiglie mafiose si sono candidate ad ottenere legalmente la concessione da parte stato. L’organizzazione criminale che ha il predominio, per lo meno numerico, nel settore dell’azzardo legale è la ‘ndrangheta. Non c’è un’alleanza tra le organizzazioni mafiose, però non si pestano i piedi.

Qual è la reazione del mondo politico-imprenditoriale di fronte alla pervasività della presenza mafiosa in un settore così importante per l’economia italiana?
Nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia del dicembre 2012 c’è un intero capitolo dedicato all’azzardo. Questo si conclude denunciando chiaramente non solo la presenza delle organizzazioni mafiose, ma la loro collusione con settori imprenditoriali e politico-istituzionali. Emblematico il caso di Francesco Corallo, che era il presidente della società concessionaria Atlantis e figlio di un noto boss mafioso. Corallo aveva molti agganci politici tra cui l’onorevole Amedeo Laboccetta che, mentre quello si trovava latitante, si è presentato nel suo ufficio durante una perquisizione della Guardia di Finanza. Laboccetta ha impedito il sequestro del computer di Corallo dicendo che era suo, se l’è portato via e lo ha poi restituito ripulito.

Qual è la sua proposta per affrontare in modo efficace la lotta all’azzardo e alla criminalità organizzata che opera nel settore?
Il problema dovrebbe essere affrontato creando un sistema che renda più efficaci i controlli di tutta la filiera. Ad esempio, non è ammissibile che i concessionari subappaltino la gestione dell’azzardo con contratti di tipo commerciale e privato, che sfuggono il controllo dello stato. Inoltre, come diceva Falcone, “bisogna seguire il denaro”: l’azzardo è uno dei canali di denaro della criminalità organizzata e va prosciugato. Su come prosciugarlo ci sono vari filoni di pensiero: ci sono i proibizionisti e i non proibizionisti. Noi come Libera non lo siamo, e non solo perché è inefficace; secondo noi il problema va affrontato facendo in modo che la gente prenda consapevolezza di tutti questi aspetti negativi, di ciò che sta a monte dell’azzardo. In questo modo, quando qualcuno mette la sua moneta nella slot machine, saprà che trenta centesimi di quell’euro vanno in tasca alle mafie.
Stiamo facendo degli sforzi per diffondere nella cittadinanza genovese questa consapevolezza, cercando di dare un taglio informativo che non sia limitato solo agli aspetti patologici. Adesso ci stiamo occupando delle slot machine, ma bisognerà prendere anche in esame il problema delle sale bingo, molte delle quali sono in mano alla malavita organizzata.

BOX – LA PIONERISTICA GENOVA

Non è quindi un caso se Genova è stata la prima grande città italiana ad adottare un regolamento finalizzato a mettere dei paletti al proliferare delle slot machine. “Credo che i comuni debbano intercettare le esigenze che sono dei territori, e che vedono uno stato centrale e un governo completamente scollati e distanti”, spiega a Narcomafie Elena Fiorini, assessore alla Legalità del Comune di Genova. “Dobbiamo decidere come comunità quale modello di impegno per la soluzione dei problemi vogliamo promuovere. Aspettare delle soluzioni magiche che arrivano da una vincita, o scegliere un impegno quotidiano per affrontare quello che è un periodo oscuro dal punto di vista sociale ed economico nel nostro paese”.
Il regolamento genovese, che si basa su una legge regionale che permette ai comuni di legiferare in materia, ha introdotto un regime di distanze minime da alcuni luoghi sensibili come scuole, ospedali, sportelli bancomat e compraoro, e prevede che il sindaco conceda l’autorizzazione all’esercente che ne fa richiesta (secondo la normativa nazionale è necessaria una semplice autorizzazione di polizia, che viene concessa a chi dimostra buona condotta e sorvegliabilità dei locali). Da quando il regolamento è entrato in vigore, a Genova non ci sono state nuove richieste di autorizzazioni.
Varie regioni hanno seguito l’esempio ligure, come Emilia Romagna e Lazio che hanno approvato leggi simili, mentre le giunte di Lombardia, Puglia, Marche, Veneto, Piemonte e Calabria stanno discutendo proposte che vanno nello stesso senso. A livello centrale, il parlamento italiano sta prendendo in esame una proposta di legge finalizzata ad arginare il fenomeno, e all’inizio dello scorso settembre è stata approvata una mozione sul gioco d’azzardo che chiede una moratoria di dodici mesi per le nuove autorizzazioni.
“La mozione mi trova d’accordo, ma è solo un atto di indirizzo del parlamento al governo e non ha nessun valore giuridico”, spiega a Narcomafie il direttore di Vita Riccardo Bonacina, magazine promotore di una campagna contro le slot machine. “Tra l’altro, con l’art. 14 del Decreto IMU il governo ha condonato i concessionari: nel 2007 la Guardia di Finanza scoprì un’evasione fiscale di 98 miliardi di euro e nel 2011 la Corte dei Conti ha portato la multa a 2 miliardi e mezzo di euro. Con l’articolo suddetto, il governo chiude il contenzioso con una cifra di 618 milioni di euro. Quello che contestiamo è che questa transazione è al ribasso assoluto”.
Inoltre, la legislazione italiana non sembra preoccuparsi del ruolo di primo piano che hanno le mafie nel gioco d’azzardo legale. Scrive la Direzione Nazionale Antimafia nel rapporto annuale del dicembre 2012: “La criminalità di stampo mafioso non si è lasciata certo sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale possono essere riciclate ed investite, in maniera tranquilla, elevatissime somme di denaro. Né può essere dimenticato che a fronte di rilevanti introiti economici l’accertamento delle condotte illegali è alquanto complesso, e le sanzioni penali previste risultano piuttosto contenute”.

Articolo pubblicato sul mensile Narcomafie nel dicembre 2013.

Audioreportage pubblicato su Fai Notizia il 5.11.2013: http://www.fainotizia.it/inchiesta/05-11-2013/genova-citt%C3%A0-italiana-delle-slot-machine