Messico: il culto alla Santa Muerte

Orsetta Bellani, Narcomafie (Foto: O.B.)

La notte del 31 ottobre di ogni anno, a Città del Messico migliaia di persone si raccolgono attorno ai circa 1500 altari intitolati alla Santa Muerte. Il più noto è quello fondato da Donna Queta, nel quartiere popolare di Tepito.
La Santa Muerte, o Niña Blanca (bambina bianca), è considerata la santa dei narcos e di tutti quelli che non sono accolti nella Chiesa Cattolica, ma in realtà il suo culto è molto più esteso: si parla di un numero compreso tra i cinque e i dieci milioni di fedeli.
Quando gli spagnoli conquistarono l’America per depredarla e cattolicizzarla, le religioni indigene vennero proibite. Per non perdere del tutto la propria cultura, i popoli nativi crearono un’interessante forma di sincretismo religioso: mischiando i simboli cristiani con quelli pagani, veneravano i propri idoli “travestendoli” da santi. In Messico, il culto della morte risale al 1600 e ha incrementato il numero dei suoi adepti soprattutto negli ultimi anni.
A Tepito i fedeli si mettono in fila per toccare l’altare di Donna Queta accompagnati dalla musica dei mariachi, i tradizionali gruppi messicani composti da trombe e chitarre. Si scambiano pareri sui miracoli compiuti dalla Santa Muerte e portano con loro statue, fiori, sigarette e liquori da offrirle.
Alcuni raggiungono l’altare percorrendo il quartiere in ginocchio e sono molti i fedeli che arrivano da lontano. La signora Ana di Hidalgo, città che si trova a circa tre ore dalla capitale, racconta: “Hanno sparato nove colpi a mio figlio e i dottori dicevano che sarebbe morto. Una mia amica mi ha portato una statua della Niña Blanca e da allora mio figlio ha iniziato a guarire. La Santa Muerte è buona ed è una donna bellissima”.

Reportage pubblicato sul mensile Narcomafie nell’ottobre 2012.